I rituali

Userò qui, sebbene impropriamente, i termini "rito" e "rituale" con lo stesso valore e in modo interscambiabile.

I riti sono un importante strumento che gli esseri umani hanno a disposizione. Proprio come gli esercizi di scrittura che si eseguono o forse si eseguivano da bambini sono uno strumento prezioso per imparare a scrivere.

Colui che ha maggiomente compreso ed enfatizzato la valenza della ritualità è stato Confucio, il quale ha fatto di tale elemento il centro della propria filosofia e lo strumento elettivo per avvicinarsi alla perfezione.

Diversamente da Confucio, Gesù ha avuto un'atteggiamento tranquillo e rispettoso, però distaccato verso la ritualità (e la Legge) e, sebbene la abbia accettata, egli ha ripetutamente invitato coloro che lo ascoltavano anche a ricordare che il rito non è mai fine a sé stesso, bensì il fine ultimo è il Bene e quest'ultimo è più importante del rito in sé.

Siddhartha, all'altro estremo rispetto a Confucio, ha insegnato a considerare inutile e vuota la ritualità, puntando la propria attenzione direttamente verso ciò che sta al di là di essa.

Paradossalmente molte scuole buddhiste di oggi hanno completamente dimenticato l'insegnamento originario di Siddhartha e (con la scusa che il suo insegnamento era legato a una fase culturale in cui gli uomini erano impreparati a ricevere una verità piena) hanno introdotto una ritualità talvolta esasperata che finisce per diventare addirittura il fulcro della vita religiosa.

Gli insegnamenti di Confucio, Gesù e Buddha sulla ritualità, non sono in contraddizione, bensì si completano vicendevolmente. La ritualità infatti non va né divinizzata, né rifiutata. Va semplicemente usata per quello che è il suo valore e poi serenamente abbandonata quando non serve più.

I riti hanno un grande valore e molte funzioni distinte. Senza troppo addentrarsi in un'analisi che sarebbe forse noiosa possiamo limitarci a ricordare che i riti servono, fra l'altro:

  • a rinforzare la nostra convinzione e a canalizzare al meglio il nostro sforzo spirituale, favorendo la concentrazione e l'attenzione anche ai dettagli;
  • a costituire un elemento simbolico la cui corretta esecuzione ci dà certezza e fiducia;
  • a mobilitare, in alcuni casi, risorse psichiche o spirituali per ottenere risultati che vanno al di là di quanto si potrebbe fare normalmente (questo vale per esempio nel rituale di rimozione del malocchio).

L'efficacia del rituale dipende dalla capacità mentale e spirituale di colui che lo esegue e non tutti possono eseguire utilmente rituali per i quali viene richiesto maggiore potere.

Ma, infine, ogni rito andrebbe superato e, anche se spesso ciò non è possibile nel tempo della nostra vita, questo dovrebbe comunque sempre essere il fine ultimo: il superamento del rito per conseguire invece l'acquisizione della sostanza che si cela dietro il rito stesso. Nello stesso modo in cui, una volta superate le prime classi delle elementari smettiamo di tracciare pagine e pagine di asticelle, dobbiamo sforzarci di superare i singoli rituali una volta che ne abbiamo sfruttato a pieno il potenziale o l'efficacia.

Il superamento dei riti, tuttavia, costituisce una conoscenza avanzata a cui può accedere solo chi è veramente molto avanti col proprio percorso spirituale.