Conoscenza e spirito

Tutte le culture hanno conosciuto attività riconducibili a ciò che definiamo spiritualità. In genere queste attività sono state appannaggio delle classi che avevano il controllo della religione e dell'ultraterreno. Gli uomini della medicina delle tribù indiane, per esempio, praticavano forme di raccoglimento e di isolamento mistico, finalizzate a contattare gli spiriti e le divinità e a decifrarne la volontà. Altrettanto facevano i mistici israeliti, i brahmani, ecc.

Tali figure tuttavia non erano solo depositarie della capacità di entrare in contatto con le realtà spirituali, bensì anche (e soprattutto) del sapere scientifico e delle tradizioni culturali delle loro genti. Gli uomini della medicina amerindi, per esempio, studiavano e sperimentavano; essi conoscevano rimedi medicinali ed elementi di astronomia. Memorizzavano e tramandavano i rituali, le storie e i miti degli antenati, la cosmologia e le conoscenze sul pantheon di divinità locali. Erano insomma depositari della scienza, della saggezza e della storia delle loro popolazioni.

Tutto ciò è largamente vero, con piccole varianti locali, per tutte le civiltà antiche. Coloro che detenevano il potere religioso e si dedicavano alla meditazione erano gli stessi che detenevano, miglioravano e tramandavano anche la cultura. Molto spesso essi erano fra i pochi, se non gli unici, in grado di leggere e scrivere. Erano i saggi. Anche nel mondo occidentale le popolazioni di cultura celtica affidavano assieme il sapere e i contatti con l'ultraterreno alle stesse figure: i druidi.

Un parziale distacco da questo modello si comincia ad avere nel mondo greco-romano, ma poi un cambiamento più radicale si avrà con l'espansione del cristianesimo che, a sua volta, eredita in larga parte l'atteggiamento dell'ebraismo.

Nella cultura giudaica, come ovunque, cultura e potere religioso andavano di pari passo, tuttavia i contenuti del sapere locale erano particolarmente orientati in senso religioso, piuttosto che naturalistico. D'altronde nell'ambiente prevalentemente arido e pastorale nel quale si sviluppò il giudaismo, le conoscenze naturalistiche erano meno decisive e la povertà del mondo sia vegetale che animale non poteva che riflettersi in una minore necessità (e possibilità) di studiare la natura.

Un altro elemento influenzò l'evoluzione del rapporto fra mistica e conoscenza: la precoce disponibilità di testi scritti di riferimento, assieme al progressivo affermarsi dell'idea che YHWH fosse l'unico Dio. Se c'era un solo Dio e se la sua volontà era scritta nei libri dell'Antico Testamento, pronta per essere letta e applicata, allora che bisogno c'era di studiare la Natura? Bisognava piuttosto approfondire i sacri testi, dato che essi già contenevano la Verità e la volontà divina.

Il cristianesimo ereditò l'idea che la divinità fosse l'unica fonte di verità e, nel tempo, lo studio della Natura divenne addirittura sospetto, se non addirittura blasfemo, in tutte quelle occasioni in cui poteva aversi il dubbio che esso contraddicesse i libri sacri.

Tuttavia i vincoli religiosi non potevano impedire completamente che l'evidenza della verità scientifica finisse per emergere. Col passare degli anni e dei secoli, dato che l'autorità religiosa (pur sempre depositaria anche della cultura, visto che fra l'altro conservava enormi biblioteche e ne copiava i volumi) aveva soggiogato l'osservazione della Natura alla verità cultuale, si sviluppò una conoscenza scientifica parallela. Non più nelle mani di esponenti del clero. Iniziò a fiorire quello che poi sarebbe diventata la scienza moderna. La pratica della conoscenza, per la prima volta in modo significativo, si separò dalla pratica delle attività spirituali, compresa la meditazione.

Oggi noi abbiamo ereditato questa dicotomia. Tendiamo a classificare istintivamente ciò che attiene allo spirito (non necessariamente alla divinità), in una categoria differente da quella cui appartiene la conoscenza scientifica. E le due categorie vengono viste spesso come contrapposte.

Ma questo è un errore. Da una parte lo spirito non dovrebbe essere visto come necessariamente collegato al divino e all'ultraterreno (può infatti esistere una sfera spirituale anche per coloro che non credono in Dio), dall'altra la scienza non dovrebbe essere vista come contrapposta allo sviluppo spirituale. E lo sviluppo spirituale dovrebbe fortemente essere considerato dipendente da quello culturale.

I moderni scienziati occidentali, non i sacerdoti o i santoni, sono (nella nostra cultura) i più veri eredi di quella tradizione di sviluppo complessivo del proprio io umano e spirituale che da sempre si basa fortemente sull'osservazione e la comprensione dei meccanismi dell'Universo.

Ma purtroppo la separazione fra sviluppo dell'io spirituale e dell'io culturale ha spinto anche la scienza su un binario che, pur non essendo intrinsecamente errato, è tuttavia incompleto. I moderni scienziati (e quando dico scienziati intendo non solo i chimici o i biologi, ma anche gli storici, gli antropologi, i linguisti, ecc.) nella maggior parte dei casi tendono a coltivare una conoscenza sempre più perfetta e profonda, ma anche estremamente settoriale e limitata in ampiezza. Essi, per poter raggiungere livelli più profondi di competenza specifica, finiscono per perdere di vista il contesto generale, il quadro di riferimento, il significato ultimo che le loro conoscenze hanno, non per la tecnica, bensì per la persona.

Cosa significa, nella vita di una persona, che l’Universo si espande o che le bacche di belladonna sono tossiche? Come possiamo utilizzare, per lo sviluppo della nostra personalità, non tanto la singola conoscenza, ma l’insieme di esse? Qual’è il quadro che viene fuori dal complesso delle nostre conoscenze naturalistiche?

Questi sono i quesiti che per uno sciamano centroasiatico o per un asceta hindu avrebbero avuto significato nei lunghi millenni in cui conoscenza e spirito hanno camminato assieme. E questi sono i quesiti ai quali anche noi dovremmo sforzarci di rispondere per dare un significato complessivo al nostro sapere.

Il rispondere a questo genere di quesiti è l’oggetto più vero e più autentico della spiritualità e della meditazione.