Meditazione

Meditazione è un termine usato spesso a sproposito. La meditazione che va di moda oggi nel nostro mondo occidentale è un prodotto precotto, pronto per l’uso, di facile consumo, fatto per impegnare poco. Tutto apparenza e “volemose bene”.

Questo tipo di meditazione, che non costa sacrificio ed è alla portata di tutti, serve a poco se non a creare illusioni. È come indossare un abito di gran marca, ma falso. C’è la pecetta con il marchio, ma non ci sono le qualità e al primo lavaggio il colore stingerà.

La meditazione autentica, intesa nel senso in cui la intendevano i maestri del passato, non è accessibile a tutti. I requisiti per praticarla non sono proibitivi, tuttavia la maggioranza delle persone, più che non avere le capacità, non ha la disponibilità mentale, la pazienza, la costanza, il tempo per occuparsene e, tutto sommato, neppure un vero interesse a praticarla. Il problema è che nella nostra cultura la meditazione viene ormai vista solo come una sorta di ginnastica mentale, una risorsa per stare meglio e che si può praticare per una o due ore alla settimana nei mesi in cui se ne abbiano tempo e voglia.

Ma praticare la meditazione in questo modo è una cosa completamente inutile. Essa si riduce alla versione spirituale degli integratori alimentari che tanti usano per nutrire le illusioni universali della nostra era: la salute, benessere e lunga vita.

La meditazione, praticata come una ginnastica fisica o mentale, si riduce a nulla più che un feticcio, un’illusione. Anche se occorre ammettere che essa presenta almeno un risvolto positivo: consente ai maestri di incassare soldi facili per la loro opera senza dover neppure sprecarsi tanto.

Se siete fra quelli che si sentono affascinati dalla prospettiva di “meditare”, è bene che riflettiate sul fatto che meditare non è una cosa che si “fa”, ma piuttosto un modo di essere. Non è un modo per stare meglio, ma per essere migliori.

Meditare significa avere in ogni momento della propria vita un atteggiamento meditante nei confronti della realtà.

Non è un caso che quasi in tutte le culture la meditazione fosse un’attività sostanzialmente ristretta a coloro che dedicavano allo spirito la vita intera. Tenete sempre presente che i discepoli che imparavano (fra l’altro) lo yoga dai loro maestri avevano abbandonato le loro famiglie e i problemi della normale vita di società; vivevano stabilmente presso il loro guru, servendolo, sostenendolo, e intanto imparando e modellando la loro intera esistenza sui precetti morali e gli insegnamenti del maestro.

Ogni loro atto o pensiero era soggetto al giudizio e alle correzioni del guru. Nessuno andava un paio d'ore dal proprio santone solo per starsene nella posizione del loto e poi tornarsene a casa e scordarsene fino alla settimana successiva.

Per i motivi che ho appena esposto, sebbene con una certa frequenza alcune persone mi chiedano di guidarle in questo campo, in genere sono costretto a declinare la richiesta.