I sogni nella storia

I sogni sono i compagni dell'umanità da quando essa esiste. Le prime testimonianze scritte della presenza di un'attività onirica si trovano presso i Sumeri, gli Egizi, gli Hindu (nei Veda) e poi nelle scritture ebraiche, e in molte altre fonti, ma non c'è dubbio sul fatto che il sogno in sé sia presente negli esseri umani da molto prima e, forse, anche presso alcune specie animali. Il sogno è sempre stato considerato come uno stato misterioso, collegato all'universo del divino e del magico, capace di portare all'uomo conoscenze ed esperienze fuori dall'ordinario o di trasportare il sognatore in dimensioni estranee, dense di potere, ma a volte anche pericolose.

Nel corso della storia, tutte le civiltà hanno percepito la carica di mistero del mondo onirico e hanno creduto di poter trarre da esso informazioni e conoscenze oltre la soglia dell'umano. Presso i Sumeri, ma anche fra gli antichi Greci e altrove, si utilizzava un rituale detto incubazione che consisteva nel recarsi in luoghi particolari (tipicamente grotte o templi) e trascorreva lì le notti, fino a ottenere un sogno che veniva poi narrato agli oniromanti per essere interpretato. In questo modo si riteneva di poter conoscere il futuro, ma anche di riuscire a guarire da malattie o avere altri benefici.

Il primo vero trattato sull'interpretazione dei sogni che ci sia giunto è opera di Artemidoro di Daldi e risale al II sec. d.C.. Le sue idee ebbero grande fortuna e furono alla base dei successivi tentativi di interpretazione per molti secoli. Anche nelle culture ebraica e musulmana si svilupparono, nel tempo, criteri interpretativi e in particolare i musulmani, furono interpreti molto attenti e pragmatici, sempre interessati a calare il sogno nel contesto di vita del soggetto sognante.

Nella cultura ebraica lo studio dei sogni e della loro interpretazione si sviluppò nell'ambito della corrente mistica detta Kabbalah e da lì derivarono tutta una serie di volgarizzazioni e versioni locali, fra le quali quelle note come "smorfia".