Meditazione e yoga

Il termine sanscrito yoga si riferiva in origine a un insieme di pratiche ascetiche e meditative proprie della cultura hindu.

La pratica dello yoga è inquadrata nel contesto di una delle 6 grandi correnti filosofiche dell’antica india: lo yogadarsana. Il termine yoga compare già nel più antico dei Veda (il Ṛgveda, le cui sezioni più antiche risalgono probabilmente al II millennio a.C.).

Nel suo significato originario lo yoga è una disciplina prevalentemente mentale e spirituale. Anche le parti fisiche hanno sempre e comunque una finalità ultima di natura spirituale. In una delle Upanisad si legge: «L'unità del prāṇa e della mente, nonché dei sensi, e la rinuncia a tutte le condizioni [di esistenza], ecco ciò che si considera come yoga», dove il termine prāṇa indica la forza vitale, il respiro vitale.

Yoga, insomma, indica null'altro che l'insieme delle tecniche che consentono il congiungimento del corpo, della mente e dell'anima con Dio, l'unione tra Jivatman (energia individuale) e Paramatman (energia universale).

Secondo Patanjali, un autore a cui si deve la prima grande opera indiana che descrive e ordina le tecniche dello yoga (dal titolo Yoga sutra) lo yoga è costituito di 8 diversi aspetti (oppure si regge su 8 gambe) che sono fra loro connessi.

Yama
Sono una sorta di comandamenti morali universali. Si tratta dei 5 vincoli su cui si fonda l'etica dello yoga.
  • Ahimsa: non-violenza, astensione dall'infliggere a qualsiasi essere vivente qualunque tipo di male, sia esso fisico, psicologico, ecc.;
  • Sathya: verità, aderenza al vero, sincerità (soprattutto con se stessi);
  • Asteya: onestà, astensione dalla cupidigia, liberazione dall'avidità;
  • Brahmacharya: castità (intesa soprattutto, ma non solo, come purezza morale e sentimentale);
  • Aparigraha: distacco, non-attaccamento, astensione dalla bramosia del possedere.

Niyama
Sono le regole da applicare per l’autopurificazione.
  • Saucha: pulizia, salute fisica, purezza;
  • Santosa: appagamento, felicità della mente, l'accontentarsi;
  • Tapas: ardore, fervore nel lavoro, desiderio ardente di evoluzione spirituale;
  • Svadhyaya: studio di se stessi, ricerca interiore;
  • Ishvara Pranidhana: abbandonarsi alla Divinità, il rendere al Signore tutte le nostre azioni.

Asana
Sono posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga. Il loro significato è direttamente collegato alla fisiologia indiana ed è finalizzato a purificare i canali energetici (nadi), incanalare l'energia verso specifici punti del corpo e ottenere così un beneficio psicofisico.

Pranayama
Pranayama significa controllo delle correnti del prana. È il quarto stadio dello yoga.Insegna come controllare il prana per mezzo della respirazione, al fine di liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio.

Pratyahara
È l'emancipazione della mente, il suo ritiro dagli oggetti dei sensi. La ritrazione dai sensi si ottiene distaccando l'attenzione dall'ambiente esterno dirigendola verso l'interno così come la tartaruga ritrae gli arti e la testa nel carapace. Il canto di un mantra e la pratica NYM sono tecniche che portano allo stato Prathyahara.

Dharana
Il termine Dharana indica la capacità di concentrazione, diventare tutt'uno con quello che si sta facendo, con un oggetto esterno o interno. Requisito indispensabile per i passi successivi.

Dhyāna
Dhyāna è un termine sanscrito che letteralmente significa meditazione. Dalla traslitterazione della aanaparola Dhyāna nell'ambito delle Filosofie orientali derivano i termini Chan, in cinese e Zen, in giapponese.

Samadhi
Per Samadhi si intende uno stato di coscienza superiore: è l'unione con Paramatma, l'unione del meditante con l'oggetto meditato, l'unione dell'anima individuale con l'Anima universale. Si può individuare con uno stato d'essere equilibrato, raggiungimento del benessere totale, tramite un percorso che porta ad uno stato di profonda realizzazione.



Nello yoga attualmente diffuso in occidente, sono stati dimenticati la gran parte dei livelli ed è rimasto solamente un nucleo ridottissimo basato prevalentemente su una minima parte degli asana (posizioni) e sui primi elementi di meditazione (dhyana) e di esercizi per il controllo del respiro (pranayama). In questo modo il senso dello yoga è stato radicalmente travisato ed esso si è ridotto a una sorta di ginnastica dolce, una disciplina finalizzata al semplice riequilibrio psicofisico dell'uomo e al raggiungimento di un generico stato di benessere.

L’attuale yoga occidentale dunque sta allo yoga originario come un mucchietto di viti sta all’automobile da cui esse provengono. Non solo perché molte parti sono completamente assenti, ma anche perché, con tale assenza viene perduto il senso della struttura complessiva. Inoltre è indispensabile ricordare che nella visione yoga, non ha senso cimentarsi negli stadi superiori se non si è sufficientemente evoluti nei primi due che fungono da base. Quindi, per esempio, non si può progredire veramente nella meditazione, se non ci si applica in sathya (sincerità) o in aparigraha (distacco) o in santosa (capacità di accontentarsi ed essere appagati). Per essere più chiari, non potete meditare seriamente, se tradite vostro marito o vostra moglie o se la vostra mente è troppo attaccata al benessere materiale.